La clinica del digiunoSalute 

La clinica del digiuno

Molta gente ha iniziato a mostrare interesse per i benefici del digiuno da maggio 2010, quando  sul quotidiano francese Le Figaro è apparsa la storia di Prahlad Jani, indiano di 82 anni, che raccontò di aver trascorso più di 70 anni senza acqua né cibo.

Valter Longo nel suo celebre libro LA DIETA DELLA LONGEVITA’ ,  condensa tutte le sue scoperte scientifiche e ci spiega come ridurre il grasso addominale, rigenerare e ringiovanire il nostro corpo abbattendo in modo significativo il rischio di cancro, malattie cardiovascolari, diabete e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, istruendoci infine sugli effetti benefici di una periodica dieta di restrizione calorica. Parla inoltre della sua dieta MIMA DIGIUNO che comporta un ciclo annuale di mini digiuni da effettuarsi nel corso dell’anno.

Innanzitutto bisogna specificare che il digiuno prolungato deve essere effettuatto sotto controllo medico e di solito va da cinque giorni a tre settimane a seconda della gravità della malattia. A volte deve essere ripetuta una seconda fase di digiuno, dopo che sia trascorso un po’ di tempo.

Il digiuno non è la cura, però crea le condizioni essenziali affinchè l’organismo possa curarsi solo, in quanto tutte le tossine accumulate a causa della cattiva alimentazione, lo stress, e l’inquinamento sono rimossi ed eliminati.

In Europa già dall’inizio del XX secolo ha avuto inizio la ricerca e l’applicazione della terapia del digiuno. Queste indagini sono state avviate in Russia e in Germania, con eccellenti risultati su pazienti affetti da qualsiasi tipo di malattia, come l’asma, malattie psichiatriche, tumori e malattie degenerative

Esistono diverse cliniche del digiuno. Nella città di Marbella, dove migliaia di turisti piombano da tutto il mondo su questo tratto della Costa del Sol decisi a commettere tutti gli eccessi che le loro tasche siano in grado di pagare e i loro corpi in grado di sopportare droghe, sesso, alcool, gioco d’ azzardo, sport, gola in  una delle verdi falde di La Concha altre persone pagano per ritirarsi a digiunare due o tre settimane nella Clinica Buchinger. Ciò che li attende è  un tranquillo ritiro dalle abitudini monacali, dove si beve molta acqua, si fa esercizio, si va a letto presto e ci si alza all’ alba, per fare la passeggiata sulla spiaggia.

Ci si dimentica dei divertimenti notturni tipici della città per dedicasii alla purificazione del corpo (vale a dire, a scolare una bottiglia dopo l’ altra di minerale, sudare copiosamente e fare acqua). Poiché il digiuno è una pratica comune a tutte le religioni, di solito viene associato a discipline mistiche e spirituali, ma in realtà è la più materiale delle esperienze a cui possiamo sottoporre il corpo umano, e anche una delle più benefiche. Ecco la scoperta del mitico dottor Buchinger, il creatore del “metodo”, un medico tedesco che, sofferente di artrosi, trovò che imporre all’ organismo una quarantena dal cibo in certe condizioni poteva avere notevoli e molteplici effetti terapeutici (lui guarì dall’artrosi, ad esempio). Dietro non c’ è né stregoneria né superstizione puritana mascherata, bensì una verità scientifica alla portata del buonsenso. Senza cibo, quel prodigio di creatività che è il nostro corpo si difende eliminando ciò che gli avanza o lo danneggia e comincia a nutrirsi dalle proprie riserve.

Il cambiamento scatenato dal digiuno nel nostro metabolismo pulisce e rinnova l’ organismo in una maniera difficile da spiegare a chi non l’ ha sperimentato. Ma chi lo ha fatto racconta di avere  la sensazione di rinascere. L’ errore peggiore che possiamo commettere è di andare in Clinica pensando soltanto a dimagrire. Se uno non mangia dimagrisce, è ovvio, ma è probabile che poco dopo essere rientrato nel mondo secolo peccatore disseminato di leccornie riprenda il grasso che ha perso o lo veda aumentare. L’ importanza del digiuno sta nella disintossicazione e il riposo a cui costringe l’ organismo e nella lezione pratica che ci consente di trarre: che il nostro corpo così martoriato dalla vita quotidiana ci ringrazia di questa disciplina peraltro perfettamente sopportabile ricaricandosi di energia per affrontare future avversità. Il digiuno ha inoltre il vantaggio di mettere in luce ciò che non funziona ma che ancora non si manifesta attraverso sintomi. A colui che digiuna viene immancabilmente chiesto se prova i crampi della fame o se il suo povero stomaco piange di disperazione. I curiosi diventano increduli quando si sentono rispondere negativamente, che la fame è uno stato psicologico inseparabile dalla digestione e che se la seconda scompare per mancanza di alimenti, sparisce anche l’ effetto o la servitù dal cibo.

Una delle conseguenze più sorprendenti del digiuno, passati i primi due giorni della transizione, quelli del sale, che sono anche i più difficili, è l’ energia da esso generata, che si traduce nella formidabile disposizione dell’organismo a fare ogni cosa, a cominciare dalla ginnastica e dallo sport. D’ altronde questo è un aspetto chiave e indispensabile del “metodo”. Digiunare non serve a nulla se insieme a privarci di alimenti non iniziamo un programma intensivo di esercizi nuoto, aerobica, yoga, ginnastica cinese, svedese o acquatica, lunghe camminate lungo le spiagge o in montagna, bicicletta che induca e faciliti quel cambiamento nel metabolismo che porta l’ organismo ad “alimentarsi” di ciò che ha in eccesso o ad eliminarlo vista la sua inutilità. A ciò contribuiscono anche i massaggi. Ma poiché il fegato è costretto a lavorare il doppio o il triplo a setacciare le riserve, il “metodo” lo aiuta con una borsa di acqua calda venti minuti al giorno all’ ora della siesta obbligatoria. La seconda conseguenza del digiuno sono le poche ore di sonno di cui l’ organismo necessita per ritemprarsi. Non soltanto si dorme di meno, ma il sonno diventa così leggero che si ha la falsa sensazione di non perdere del tutto coscienza. Anche se così non è, alcuni arrivano all’ estremo di chiedere pastiglie per raggiungere quella perdita totale di coscienza che di solito associano all’ idea di dormire.

Quando parlo di digiuno devo precisare che intendo di solidi, non di liquidi. Un altro aspetto essenziale del “metodo” è la quantità di acqua che dobbiamo bere lungo la giornata: almeno due litri, ma meglio se sono quattro o più. La Clinica è costellata di servizi igienici, chiaramente, perché una delle occupazioni centrali nella vita dei catecumeni è bere liquidi e fare la pipì. Oltre all’ acqua, la sera si può bere del brodo anche se sarebbe meglio parlare di liquido colorato o un piccolo succo di frutta, oppure mezzo bicchiere di uno e mezza tazza dell’altro se ci si vuole illudere di stare cenando sul serio. A metà mattina e a metà pomeriggio, un’ infusione.

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